Cura dei capelli nel Settecento e nell’epoca vittoriana.

I capelli sono da sempre considerati accessori da sfoggiare sempre nella loro forma migliore, sin dai tempi dei tempi. Ma come sono cambiate le abitudini, e come si curavano i capelli nel passato? Godetevi questo tuffo nell’antichità, dal 700′ all’epoca vittoriana.

Il 700

Questo periodo pre epoca vittoriana, che va dal 1700 al 1837, è noto per la sfarzosità di vestiti, trucco e acconciature. E’ l’epoca dell’artificiale, dove si ricercano gli accessori più elaborati possibili. Difatti, questo tratto temporale è definito come “l’epoca d’oro delle parrucche”. Questa stravagante moda partì dal Re Sole Luigi XIV (1638-1715), che perse i capelli in giovane età a seguito di una febbre molto violenta che lo colpì. Impose questa moda anche a tutti coloro che avevano un impiego nella dimora del sovrano. Altri reali, prima di lui, avevano utilizzato questi copricapi per nascondere calvizie imbarazzanti o diradamento dei capelli, come suo padre e la Regina Elisabetta I (peccato non fossero ancora a conoscenza di trapianto di capelli o tricopigmentazione permanente!). La propaganda di questa usanza si espanse in tutta Europa grazie alle colonie stabilitosi.

L’epoca di diffusione delle parrucche

 

EpocaA quel tempo, le parrucche divennero un vero e proprio accessorio. Mostravano la propria frivolezza e agio sociale, non erano solo un bene di “prima necessità” per i nobili. I capelli sotto, però, non venivano tagliati. Continuavano a crescere, sebbene fossero pieni di pidocchi e molto sporchi. Difatti, c’era la convinzione che lavarsi il corpo, specialmente con acqua calda, portasse malattie attraverso i pori della pelle. Questa cosa valeva anche per il cuoio capelluto, che lavavano soltanto in occasioni speciali.

La capigliatura posticcia serviva a coprire anche lo sporco accumulatosi sui capelli, ed era fatta di capelli umani (venduti dalle ragazze più povere, che erano ben retribuite dai parrucchieri dell’epoca), oppure con la criniera dei cavalli. La tinta più popolare era il bianco, che era ricoperto di cipria per dare un  effetto di shampoo secco. Le acconciature delle donne prevedevano chioma raccolta e boccoli ottenuti da bigodini. Per gli uomini, invece, i tupé erano tagliati più corti ed erano mossi. Maria Antonietta era l’icona delle parrucche esagerate e sfarzose. Le misure di questi copricapi diminuirono quando la regina si trovò a disagio a gestirle nella vita di tutti i giorni. Si ritirò a vivere in una villa privata e ridusse significativamente il formato delle sue capigliature.

Le acconciature posticce divennero obsolete dopo la decadenza dell’aristocrazia. Da qui comincio la moda dell’Epoca Vittoriana: i capelli lunghi.

L’epoca Vittoriana

Epoca

Durante questo periodo, che va dal 1837 al 1901, le parrucche sono state riposte per fare spazio alla moda dei capelli mai tagliati.

Difatti, fino ai 16 anni le ragazze dovevano legare i capelli in delle trecce, e dopo potevano decorarli con fermagli o fiori. Ma assolutamente mai tagliarli. Anche in questo caso, anche se i capelli erano sicuramente più sani rispetto al 700′, non venivano lavati molto spesso.

Quando i capelli erano curati e molto lunghi, erano addirittura considerati un simbolo erotico, oltre che femminile.

La mancanza di prodotti come shampoo e balsamo, impediva l’adeguata pulizia della chioma. Si utilizzava un sapone a base di grasso animale sciolto in acqua, e i capelli si asciugavano accanto al camino o al sole, in mancanza di phon.

Quando una giovane donna moriva, i suoi capelli erano tagliati e preservati sotto forma di soprammobili, arazzi o bracciali.

Nel 1872, Marcel Grateau inventò la primissima “piastra per capelli”. Consisteva in un tubo di metallo che era riscaldato con il fuoco e si utilizzava per, appunto, arricciare i capelli.

Negli anni 90′ invece, cominciò il periodo dei capelli tagliati.

 

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